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Idrope Acufeni Ipoacusia Vertigini La terapia
 


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Dott. La Torre

Il Dr. Andrea La Torre è un medico libero professionista, specialista in Otorinolaringoiatria, e si occupa attualmente in modo specifico di disturbi a carico dell' orecchio interno (coclea, labirinto) e di terapia anti-idrope e non di otorino generale.


Offre consulenza e terapia specifica sia in ambulatorio a ROMA, sia, più comodamente e con numerosi vantaggi, attraverso consulenza audiovideo su Skype, esattamente equivalente, non essendo comunque più eseguiti da tempo esami diagnostici che non avrebbero più alcuna utilità (vedere box a destra)

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"Quel che lo stupido definisce offesa, l'intelligente spesso lo considera consiglio. (A. La Torre)


Acqua, Otovent,
e cortisone I.M. curano
sia idrope che tuba


A me personalmente, da un po', occupandomi in modo specifico di idrope, avere una diagnosi precisa preliminare all'avvio del trattamento, in caso di fullness, interessa ormai relativamente poco visto che finalità del mio intervento è togliere il disturbo al paziente.
Una parte della mia terapia anti-idrope (le componenti carico idrico, cortisonici per iniezione intramuscolare e autoinsufflazioni con Otovent) - vedi sezione terapia per maggiori dettagli è anche la miglior terapia che esista per risolvere una eventuale otite catarrale.

tuba


Poiché questa deriverebbe da una insufficiente apertura della tuba, è su questa che dobbiamo effettuare il trattamento se vogliamo riaprire la via naturale di drenaggio del "catarro" e dobbiamo quindi ridurre l'edema infiammatorio (rigonfiamento dovuto anche i questo caso, ma si tratta di ben altra cosa, ad eccesso di liquido), e sostituire il catarro con l'aria, motivo per fare le autoinsufflazioni con l'Otovent).

Se il sintomo è SOLO LA FULLNESS, peraltro, anche in presenza di idrope certo, propongo sempre all'inizio una terapia più leggere senza dieta e senza altri farmaci riservando un eventuale approfondimento diagnostico, solo qualora, come raramente può accadere, non sia già stato eseguito in precedenza l'esame impedenzometrico.

E se tra i disturbi riferiti vi sono anche acufene, vertigine, o ipoacusia neurosensoriale, sintomi che certamente non posso derivare dal catarro, è ovvio che anche se un esame impedenzometrico mostrasse un timpanogramma piatto il catarro non sarebbe l'unico problema e quindi necessario avviare una terapia più completa per l'idrope che includa anche le componenti sopra menzionate.


 

Acufene, sordità, vertigini, orecchio chiuso, sindrome o malattia di Meniere: la cura... volendo.... c'è! (pagina 12)



FULLNESS (orecchio chiuso o pressione nell'orecchio): non solo catarro... anzi... soprattutto idrope dell'orecchio interno


Si tratta di un sintomo che in lingua italiana viene espresso con diversi sinonimi, che in realtà non hanno significato univoco. Il concetto di cosa avverte chi lo prova è espresso meglio dalla parola inglese FULLNESS, la cui traduzione italiana letterale ("pienezza") è davvero poco utilizzabile.

Pur corrispondendo alla tipica sensazione che si può provare in aereo o in montagna o in occasione di un comune raffreddore di avere l'orecchio chiuso con necessità di "compensare" è un sintomo davvero fastidioso quando si presenti anziché del tutto ocassionalmente in modo più persistente.

Non si tratta di un fenomeno acustico ma di una vera e propria percezione fisica, a volte perfino giudicata "dolorosa", dovuta a un fenomeno meccanico, possibile anche in un orecchio completamente sordo, così come in presenza di un udito perfetto. Ma la sua possibile associazione con una ipoacusia (riduzione di udito) determina spesso nel paziente stesso confusione nell'identificare, senza l'aiuto dello specialista, la presenza di questo sintomo specifico e la sua distinzione con l'ipoacusia o con un eventuale acufene.

Può essere, al pari di altri sintomi, transitorio, occasionale, ricorrente o persistente, ed in questo caso avere sempre le stesse caratteristiche o variare di intensità con un andamento fluttuante ed incostante.

Per comprendere da dove origina questo sintomo è necessario ricordare che l'orecchio è suddiviso dal punto di vista anatomico in tre parti:

ORECCHIO ESTERNO [1]

ORECCHIO MEDIO [2]

ORECCHIO INTERNO [3]

coclea

Escluso un tappo dicerume totalmente occludente il condotto uditivo esterno ci sono sostanzialmente solo due possibili cause in grado di spiegare questo sintomo.

- un difetto di ventilazione dell'orecchio medio (cassa del timpano) a causa di una insufficiente capacità funzionale della tuba di Eustachio, situazione che se si complica con un versamento catarrale (catarro dell'orecchio medio), dà questo sintomo

- l'aumento della pressione dell'orecchio interno, a causa di un eccesso di liquidi labirintici (idrope), come al solito dimenticato da tutti quando è invece è statisticamente , in assoluto la causa più frequente.

Ma a dispetto del fatto che due cause così diverse possano sostanzialmente determinare lo stesso identico sintomo, in realtà la diagnosi differenziale è facilissima, se la si vuole cercare, ovviamente e se non ci si ferma al luogo comune che l'orecchio chiuso viene per problemi nasali per catarro.

E' sufficiente infatti eseguire un semplice esame impedenzometrico (alla portata di tutti gli specialisti) e registrare il timpanogramma, con sintomo in atto.

timpanogramma

 

L'esito normale dell'esame, caratterizzato dalla caratteristica forma a campana o a V rovesciata (Timpanogramma tipo A), esclude in modo categorico che nell'orecchio ci sia catarro e indirettamente già ci dice che l'unica spiegazione possibile è l'idrope ovvero questo che vi mostro nella prossima figura. Le freccette fanno ben capire perchè probabilmente il paziente avverte senso di pressione anche se, in realtà, non mi risulta che nessuno abbia mai dimostrato la presenza di fibre nervose sensitive nella coclea e ancora non è chiaro il che modo l'idrope venga percepito.

 

coclea con idrope

Altra strategia che rende facile la diagnosi è come al solito quella di ragionare: un'orecchio chiuso da catarro si deve accompagnare SEMPRE anche a un certo grado quanto meno lieve ma dimostrabile ed avvertibile sempre dal paziente di ipoacusia (trasmissiva). Mentre l'idrope può determinare anche solo fullness con udito normale quando l'aumento dei liquidi non sia tale da impedire la normale funzione delle cellule ciliate.
Inoltre l'occlusione da catarro non può mai variare di ora in ora come può avvenire in molti casi per la fullness da idrope. Certamente inoltre il catarro non crea né acufeni né vertigini né ipoacusia neurosensoriale, se anche questi sintomi fossero presenti.

Ovviamente, non ho mai incontrato un solo paziente con fullness e timpanogramma normale che non avesse un idrope documentabile e certo.

Diagnosi facilissima, quindi, a condizione di cercarla, e nel complesso, sempre che il disturbo non si risolva spontaneamente, sintomo assolutamente curabile, a condizione di trattare, quando questa sia la sede del problema, l'orecchio interno.

Riassumendo posso dire che due soli quindi sono i meccanismi che ne rendono possibile la sensazione di orecchio chiuso o di "spinta pressoria" nell'orecchio.
Uno, il "catarro nell'orecchio" che sanno diagnosticare tutti, purtroppo anche quando, come spesso avviene non c'è, e allora, non avendo altra soluzione possibile per le loro conoscenze limitate (sto parlando degli specialisti, non dei pazienti) arrivano ad inventarselo perfino di fronte ad esami da loro stessi eseguiti che lo escludono nel modo più assoluto. L'altro è l'idrope! Al quale invece pur di fronte all'evidenza e pur essendo sintomo ufficiale della Meniere che è malattia da idrope e non certo da catarro, non pensa mai nessuno.


Il pulsante continua vi porterà alla prossima sezione nella quale, attraverso un lunga serie di domande e risposte, vi racconto la verità sulla sindrome o malattia di Meniere. Se non siete interessati a questo argomento potete accedere liberamente a qualunque altra sezione attraverso il menu ad inizio pagina.

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CONSULENZA AUDIO
VIDEO SU SKYPE

Non c'è alcuna necessità di recarsi in ambulatorio e attendere sedute di visita programmate per il colloquio necessario all'avviamento della terapia e per la successiva assistenza alla terapia stessa.

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Vi prego di superare il possibile scetticismo verso un metodo nuovo e ancora non diffuso di offrire assistenza medica, possibile ovviamente solo quando ci si occupa di patologie specifiche quali l'idrope per le quali oggi, dopo anni di studio e di esami eseguiti, la presenza fisica del paziente in ambulatorio non offrirebbe più alcun vantaggio.

D'altronde sono sempre stato innovatore nel mio settore e vedrete che presto altri mi seguiranno.


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Il mio stato

E che ci posso fare io
se conosco solo quello?


Qualche anno fa mi trovavo a Locorotondo, una deliziosa cittadina in Val d'Itria, in provincia di Bari.

Essendo situata a 400 metri s.l.m., dal centro storico potevo scorgere nella valle sottostante due altri piccoli centri urbani ben isolati tra loro.

Entro in un bar e chiedo "Mi scusi, come si chiamano quelle due cittadine che vedo nella valle?" La risposta della barista, in verità credo fosse una ragazza straniera, fu "Martina Franca e.... Locorotondo".
E al mio stupito appunto che non poteva essere Locorotondo, uno dei due, visto che noi in quel momento eravamo DENTRO Locorotondo, e quelle che io vedevo erano distanti, la gentile ragazza, alzando il mento, mi disse con una logica molto personale, ma difficile da contestare: "
E che ci posso fare io, io conosco solo questi due!".

Non vedo troppa differenza tra questa simpatica situazione (vera!) e quella di uno specialista ORL che fa diagnosi di otite catarrale ad un paziente con un timpanogramma (fatto magari dallo stesso specialista e nello stesso giorno)... perfetto! Si vede che lui conosce solo l'otite catarrale e dell'idrope, invece, non ha mai sentito parlare.

L'altro centro era Cisternino, comunque....