L'IDROPE LABIRINTICO: Causa frequente e sottovalutata
Con la definizione di idrope labirintico o idrope dell'orecchio interno si intende una condizione di aumento del volume dei liquidi dell'orecchio interno. Si tratta di una situazione anatomo-patologica ben nota e dimostrata possibile da molti anni, sebbene molti aspetti relativi alla cause primarie che ne determinano la formazione restino ancora sconosciuti.
L'idrope è un fenomeno frequentissimo, variabile e reversibile e va considerato una reazione a molti eventi e situazioni diverse spesso non identificabili.

Può causare attraverso la disfunzione idromeccanica e l'aumento di pressione che esercita su cellule e recettori, ipoacusia, acufeni, vertigini, disturbi dell'equilibrio soggettivi, fullness, o perfino non produrre, pur presente, alcun sintomo evidente.
Non è assolutamente vero che l'idrope sia alla base solo della malattia o sindrome di Meniere come molti specialisti si ostinano a credere o a... voler far credere. O che idrope e Meniere siano sinonimi equivalenti, cosa assolutamente non vera, visto che la prima è una condizione anatomo-patologica che può causare sintomi, mentre la seconda è una condizione clinica derivante dall'idrope e avente determinati sintomi con determinate caratteristiche.
Ho studiato sistematicamente e bilateralmente, oltre 16.000 pazienti affetti spesso solo da uno o due sintomi e con caratteristiche eterogenee con esami specifici quali l'elettrocleografia (E.Coch.G), riconosciuta da TUTTI come esame specifico ed affidabile per identificare l'idrope, o indagini quali le otoemissioni acustiche o la videonistagmografia tridimensionale e molti altri ancora, riscontrando SEMPRE alterazioni riconducibili all'idrope in presenza di sintomi incostanti e fluttuanti ma anche nella maggior parte dei pazienti con disturbi stazionari che di per sé non potevano essere ricondotti direttamente all'idrope con il solo ragionamento clinico. In ogni caso mai ho trovato pazienti che avessere tutte le indagini audiovestibolari completamente negative.
Ma come far capire ai colleghi che la medicina non si impara sui libri e su quello che altri hanno già detto (o non solo) ma con l'esperienza diretta con i pazienti.... pronti a mettere in discussione anche ciò che è da tutti tradizionalmente sostenuto, usando la propria testa e non quella altrui...? Pensare costa energia...ma alla fine, per il paziente, è molto più utile di un medico che si limita a seguire solo strade già tracciate da altri...
Affermare che l'orecchio è sano solo perché l'esame audiometrico è normale, o che non può essere idrope perché mancano le vertigini significa non avere nemmeno la minima base di competenza ed esperienza specifica cioè non aver mai davvero seguito pazienti con questi disturbi.
O peggio averne visti molti senza mai porsi domande per capire meglio. O peggio... mentire!
Come sarebbe più utile se tutti ricordassero quello che un tempo si recitava nei matrimoni: "Chi ha qualcosa da dire.. lo dica ora... altrimenti taccia per sempre". O almeno finché ha verificato, studiato, lavorato direttamente con i pazienti e sa cosa dire.
Al contrario non esiste a tutt'oggi alcun esame (ad eccezione della biopsia che, distruggendo l'orecchio, avrebbe poca utilità pratica ai fini di quel paziente) che sia in grado di DIMOSTRARE la presenza di un danno permanente delle cellule ciliate o delle fibre del nervo acustico.
Nessuno specialista ha quindi il diritto di danneggiare psicologicamente e allontanare da una eventuale possibilità di cura un paziente dicendogli che ha danni irreparabili solo perché lui o lei non ha competenze specifiche dirette per saperli... poterli... o, spesso, ...volerli trattare.
Molte volte il paziente con questi tipi di disturbi è un paziente anche dal punto di vista psicologico... difficile... e o ami questo lavoro e lo fai con passione o, inevitabilmente, se non lo si sa gestire, viene spontaneo liquidare il paziente con il classico "te lo devi tenere... non c'è cura!" o rifilargli qualche vasodilatore, integratore o prodotto multivitaminico sapendo perfettamente che non potrà avere alcun beneficio.
Spesso peraltro lo specialista, non sapendo che dire, costruisce la diagnosi sulla storia raccontata dal paziente, per cui un acufene in un ragazzo che va ai concerti è "sicuramente" da trauma acustico irreversibile, una sordità dopo i 50 anni è "sicuramente" da presbiacusia (ovvero, perdita di cellule ciliate per invecchiamento, perfino quando... monolaterale!),
Inoltre, poiché riconoscere il ruolo dell'idrope significherebbe necessariamente che è necessario proporre una terapia finalizzata a contrastare questo e non l'acquisto di generatori di suoni per acufeni, protesi acustiche per ipoacusia, o altri dispositivi, giustificato con'impossibilità di identificare e curare il problema all'interno dell'orecchio, è in atto un vero e proprio atteggiamento di "negazione" dell'idrope (nemmeno citato come possibile causa in alcuni siti specializzati) spesso per evidente mala fede e non solo per assenza di conoscenza di questa eventualità, in assoluto la causa più frequente e la più trattabile (o meglio l'UNICA trattabile, poiché per eventuali danni permenenti non è possibile far nulla direttamente).
