VERTIGINI RICORRENTI E DISEQUILIBRIO SOGGETTIVO
E' sempre orecchio! E' sempre idrope!
Tutte le sindromi vertiginose ricorrenti o croniche, incluse quelle attribuite tradizionalmente ad altre cause (ad esempio la ben nota cupololitiasi, la cui teoria deriva solo da osservazioni autoptiche isolate fatte negli anni '70 e mai confermate), o quelle di tipo soggettivo con disequilibrio più o meno costante, che generalmente restano senza alcuna diagnosi e senza reali terapie, derivano sempre da alterazioni a livello del labirinto (orecchio interno) e sempre dall'azione idromeccanica di liquidi labirintici (idrope), e non da danni permanenti irreversibili che al massimo possono generare una singola importante crisi acuta (labirintite). Un recettore definitivamente danneggiato non può più produrre vertigine.
L'area del labirinto responsabile delle vertigini e del disequilibrio è il labirinto posteriore costituito da cinque recettori per lato: le creste ampollari dei tre canali semicircolari, sensibili ai movimenti rotatori e le macule dell''utriculo e del sacculo, sensibili ai movimenti lineari e alla posizione della testa.
Nei canali semicrcolari la rotazione determina il piegamento del recettore a causa dello spostamento relativo dell'endolinfa che lo circonda. Nelle macule, il diverso peso degli otoliti, contenuti in una massa gelatinosa, stira le ciglia delle cellule che costituiscono il recettore.
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Compito del labirinto posteriore è la regolazione dell'equilibrio del corpo e l'aggiustamento della posizione degli occhi, per mantenere lo sguardo correttamente, nelle varie condizioni statiche e di movimento. Una stimolazione "idromeccanica" anomala di questi recettori determina vertigine e disequilibrio. |
Quindi, fino a prova contraria, ogni sindrome vertiginosa sia essa caratterizzata da crisi ricorrenti o da sintomi soggettivi persistenti è trattabile e controllabile senza dover ricorrere a procedure distruttive. Certamente non con farmaci tradizionali come la betaistina o altri che hanno molta meno efficacia di come sia descritto da chi li "spinge". Ma con la giusta terapia dell'idrope, nessuna sindrome vertiginosa resta "incurabile".
Ma come convincere chi propone di sezionare il nervo vestibolare (per fortuna cosa non alla portata di tutti gli specialisti) o peggio ancora la distruzione chimica con gentamicina (purtroppo alla portata di tutti) a provare reali alternative prima di creare danni permanenti e irreversibili non necessari?
E come far capire che l'unico organo in grado di dare vertigini o disturbi soggettivi dell'equilibrio è l'orecchio e non certo la cervicale, l'articolazione mandibolare, malattie neurologiche o chissà cos'altro, visto che solo in quest'organo risiedono recettori in grado di procurare questi disturbi?
Come spiegarlo a chi non comprende nemmeno la differenza tra un disequilibrio soggettivo, solo per fare un esempio e la vera instabilità di tipo atassico, sintomo di origine indubbiamente neurologica ma completamente diverso? Sapete che le "vertigini" muovono più soldi spesi in consulenze, esami e terapie inutili di quanto possiate immaginare?
Ma cosa sono esattamente le vertigini?
Cominciamo a dire cosa la vertigine non è!
In pieno accordo con il sig. Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, che in sua bella canzone canta "...La vertigine non è... paura di cadere...", la vertigine è tutt'altra cosa rispetto alla spiacevole sensazione che alcuni provano guardando dall'alto in basso popolarmente definita "soffrire di vertigini". Quella si chiama "acrofobia" ed è un disturbo di panico correlato alla "paura di cadere". La scena dell'investigatore colto dal panico nella torre in "La donna che visse due volte" di Hitchcock, rende benissimo l'idea... della confusione che c'era all'epoca e che c'è tutt'ora tra i due disturbi. E infatti il titolo originale del film è "VERTIGO"!! "Panic" sarebbe stato molto più appropriato.
Che poi il panico sia molto spesso correlato alla vertigine e che molti pazienti con vertigini abbiano o abbiano avuto in passato anche frequenti attacchi di panico, e comunque ci siano enormi implicazioni psicologiche è però cosa ben nota e da non dimenticare mai quando si vuole impostare una corretta terapia.
La definizione corretta di vertigine è: Errata, falsa, sensazione (illusione) di movimento dell'ambiente circostante rispetto al nostro corpo (che non deve essere necessariamente di tipo rotatorio) o del nostro corpo rispetto all'ambiente circostante.
Il termine vertigine, che indica un sintomo e non una patologia, e quindi non corrisponde ad una diagnosi, ma solo alla "traduzione" in termini medici del disturbo riferito dal paziente, implica nella sua definizione l'"illusione del movimento" ovvero del cambiamento dei rapporti tra il soggetto e l'ambiente, indipendentemente dall'entità, dalla durata o dalle caratteristiche della vertigine stessa.
Sintomi vaghi di disorientamento, stordimento, attacco di panico concomitante, e perfino i possibili fenomeni neurovegetativi (nausea, vomito, variazioni della pressione e della frequenza cardiaca, sudorazione, ecc...), pur potendosi associare alla vertigine, non sono definibili quindi con questo termine e non derivano, a differenza della vertigine vera e propria che è solo la sensazione illusoria di movimento, direttamente dall'orecchio, ma dalle connessioni che questo ha con il cervello e dalla risposta del cervello alla vertigine stessa... Non bisogna infatti dimenticare che gli stessi disturbi di accompagnamento possono comparire anche in situazioni che con l'orecchio e le vertigini non c'entrano nulla, come veri attacchi di panico o attacchi di emicrania, ad esempio.
Che significato ha la distinzione classica tra vertigini oggettive e vertigini soggettive?
E' ben nota a tutti la classica distinzione tra vertigine "soggettiva" e "oggettiva", intendendo con la prima la sensazione che sia il nostro corpo a muoversi, girare, sbandare, oscillare ecc, mentre con il termine "oggettivo" ci si riferisce alla sensazione che il movimento riguardi l'ambiente.
In realtà questa distinzione, sulla quale per anni si è erroneamente ed inspiegabilmente creduto di poter far diagnosi, attribuendo le vertigini oggettive all'orecchio e quelle soggettive a cause neurologiche (??), è tutt'altro che marcata, potendo spesso i due fenomeni coesistere nello stesso paziente o persino nell'ambito della stessa manifestazione di vertigine. Distinzione peraltro assolutamente ininfluente ai fini della diagnosi e della terapia, visto che in realtà TUTTE le vertigini derivano da un errore di informazione periferica e mai da un errore di interpretazione cerebrale o di esecuzione. Ovvero dall'orecchio.
Per dirla in termini informatici, forse a non tutti comprensibili, il problema sta nell'input errato e non nell'elaborazione dell'informazione inviata correttamente o nell'output...
Quindi le visite dal neurologo o dall'oculista (per non parlare di quelle dal fisiatra) non servono assolutamente a nulla.
Il problema, con i pazienti affetti da vertigini, siano esse crisi ricorrenti, magari anche rare ma con una gran paura che la cosa peggiori o si riacutizzi , oppure frequenti al punto da rendere la vita invivibile, oppure un più o meno costante senso di disequilibrio soggettivo cronico, non è la diagnosi! Perchè è sempre idrope!
Ma, per poter curare un paziente, bisogna dargli una cura...
A meno che, soprattutto per quanto riguarda le vertigini a crisi ricorrenti, la fase acuta non passi da sola e subentri una fase spontanea di remissione, cosa sempre possibile per tutti i sintomi da idrope ed in particolare per le vertigini, e ben nota a tutti quelli che, dopo una periodo iniziale, sono stati bene per anni. E che spesso viene erroneamente e senza reale merito attribuita a terapie che risultati non potrebbero mai darne perchè non hanno alcuna azione specifica.
Ma se si deve fare terapia, di terapia ce n'è una sola che funzioni davvero. La terapia anti-idrope, della quale si parla nell'apposita sezione.
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